Tutta colpa di YouTube

December 7th, 2008

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L’articolo di Quotidiano.net inizia così:

Sparavano proiettili di gomma contro un tram per finire su Youtube”.

Cerco in giro e trovo solo un altro attacco cieco.

Ci risiamo. E’ il solito delirio collettivo dei giornalisti luddisti che “sparano” contro il web.
Sarebbero solo goffi e ridicoli, se non fosse che quel 50% di italiani che non usa la Rete o che la usa ma informandosi solo attraverso i media tradizionali online, continuerà a non farlo, sino a quando leggerà pezzi con questi toni sensazionalistici e perniciosi.

Io non so se quei ragazzi l’hanno fatto o meno per finire su youTube. Certo è che YouTube non è la TV e a differenza di quest’ultima per finirci non serve farla grossa, è sufficiente caricare un video.

L’influenza della televisione generalista, il vero mezzo che fa male ai giovani, è così forte che emerge da quella piccola distorsione che però ha un grande significato se interpretata correttamente.

In assoluto si confonde il desiderio di apparire con quello di comunicare. E online lo si fa con la propria nicchia. Sono due concetti molto diversi, chea  parte alcune eccezioni confermano la regola: è solo in TV e sui media generalisti che ha senso parlare di “voglia” di apparire con quell’accezione.

Sul web, attraverso le logiche della Coda Lunga, non si “appare” per milioni di spettatori, che sono solo potenziali, ma si comunica con la propria nicchia di riferimento. Il rapporto che si crea tra chi trasmette e chi riceve è quindi profondamente diverso.

Per esempio un noto blogger che incontra quello che tradizionalmente potrebbe essere definito un “fan”, non ha con lui lo stesso rapporto che può avere un famoso cantante. Il fan del cantante conosce sommariamente il “personaggio pubblico”, mentre il fan del blogger conosce un individuo in modo molto più intimo e privato. Un rapporto molto simile a quello che si può avere con un amico molto vicino. Anche se non conosci quel lettore, lui sa molto di te, spesso più di quanto sanno i tuoi amici “fisici”.

Per concluedere ipotizzo: non credo che quei ragazzi l’avessero fatto per “finire” su YouTube. Se proprio c’entra il digtiale, credo che possano averlo fatto per filmarsi col telefonino e magari girare il video agli amici. Che poi è esattamente lo stesso principio alla base dell’uploading di un video su YouTube, ovvero la condivisione con i propri “followers”.

Se i sociologi vogliono proprio metterci il naso, che prima imparino le dinamiche che regolano il web. Sono molto diverse da quelle che hanno fatto nascere i Corona’s. Quelli si che sono i figli della TV dell’esibizionisimo e dell’apparire.

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